Interrogazione n. 5-12042 D’Attore ed altri: Sulle iniziative per garantire la sicurezza dell’edificio dell’ex fabbrica di penicillina a Roma, risposta del 3 agosto 2017.

Camera dei deputati – 5-11843 – Interrogazione a risposta in Commissione presentata dall’on. Carra (PD) il 13 luglio 2017.
14 luglio 2017
Mercoledì 13 e Giovedì 14 settembre 2017, Modena: Ambiente Lavoro
11 settembre 2017

Interrogazione n. 5-12042 D’Attore ed altri: Sulle iniziative per garantire la sicurezza dell’edificio dell’ex fabbrica di penicillina a Roma, risposta del 3 agosto 2017.

Commissione Affari costituzionali (I) - Interrogazione n. 5-12042 D'Attore ed altri: Sulle iniziative per garantire la sicurezza dell'edificio dell'ex fabbrica di penicillina a Roma, risposta del 3 agosto 2017.

 

Roberta AGOSTINI (MDP) illustra l'interrogazione in titolo, di cui è cofirmataria, che riguarda una ex fabbrica sita nella zona Tiburtina a Roma, inaugurata negli anni cinquanta e fiore all'occhiello per molti anni dell'industria farmaceutica romana. La fabbrica è stata abbandonata a metà degli anni novanta ed è diventata oggetto di numerose occupazioni da parte di persone senza dimora, alle quali hanno fatto seguito molti sgomberi da parte delle forze di polizia. Sottolinea inoltre come la ex fabbrica sia stata scena di episodi di violenza, quali lo stupro di una giovane donna. Si tratta di un edificio di proprietà pubblica la cui attuale condizione può danneggiare la sicurezza pubblica, anche a livello ambientale, cosa che ovviamente esula dalle competenze del Ministero dell'interno. Si chiede, quindi, al Governo quali iniziative si intendano assumere, di concerto con il Comune di Roma, per garantire la sicurezza pubblica nell'area oggetto dell'interrogazione.

 

Il viceministro Filippo BUBBICO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.

 

Roberta AGOSTINI (MDP), replicando, si dichiara parzialmente soddisfatta della risposta del rappresentante del Governo. Concorda con il viceministro che nell'affrontare le occupazioni abusive da parte di persone senza dimora occorrono non solo azioni repressive, ma anche interventi di politica sociale. Prende atto della complessità del problema della messa in sicurezza dell'edificio, ma ritiene che il Comune di Roma debba intervenire anche con pressioni sui proprietari dell'edificio stesso. Chiede quindi di continuare a monitorare la situazione, con l'obiettivo della messa in sicurezza dell'area della ex fabbrica.

 

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

 

Come ricordato nell'interrogazione, nel gennaio 2014, nell'ambito di un procedimento penale, militari dell'Arma dei Carabinieri di Roma hanno sequestrato per gravi motivi di natura ambientale, igienico-sanitaria e per evidente stato di degrado, lo stabile sito in via Tiburtina, ex sede dell'industria farmaceutica «I.S.F. SpA», costituito da più strutture fatiscenti insistenti su un'area di circa 35 mila metri quadrati. Nell'occasione è stata deferita all'Autorità giudiziaria, per «abbandono incontrollato di rifiuti», la legale rappresentante della società, proprietaria della struttura. Il procedimento penale è tuttora pendente nella fase dibattimentale.

Lo stabile è tuttora oggetto di sequestro penale e, secondo quanto rappresentato dalla Sindaca di Roma Capitale, risulta improcrastinabile concordare con la proprietà mirati interventi risolutivi, compresi quelli di bonifica dell'area, posto che, con il trascorrere del tempo, la situazione tende a peggiorare sotto i profili igienico e strutturale e che l'immobile continua ad essere frequentato da persone senza fissa dimora, dedite anche ad attività illecite.

L'immobile è stato oggetto di sgombero nel dicembre 2016. Esso è stato immediatamente rioccupato, non essendo stato messo in sicurezza dalla proprietà, il cui legale rappresentante, all'epoca, era anche custode giudiziario.

Il 29 marzo scorso, il Tribunale di Roma ha nominato custode giudiziario il dirigente pro tempore del IV Gruppo della Polizia Locale, in sostituzione del legale rappresentante della I.S.F. S.p.A.

Il successivo 2 maggio, le Forze di polizia, in esecuzione di un ordine della Procura della Repubblica di Roma, hanno proceduto a un nuovo sgombero della struttura in questione e al conseguente deferimento all'Autorità giudiziaria di 75 soggetti di varia nazionalità per «invasione di edifici» e «violazione dei sigilli».

Successivamente, persistendo le condizioni di abbandono, l'immobile è stato nuovamente occupato e, alla data del 15 giugno scorso, risultavano presenti circa 20-30 persone senza fissa dimora, prevalentemente stranieri.

La questione è stata esaminata, di recente, dall'Osservatorio sulla sicurezza istituito presso il IV Municipio, al fine di individuare idonee iniziative volte al superamento dell'occupazione abusiva, promuovendo in via prioritaria l'attivazione di interventi a tutela delle fragilità sociali. Ricordo che tale organismo è presieduto da un funzionario della Prefettura di Roma e di esso fanno parte le Forze dell'ordine territorialmente competenti, oltreché rappresentanti dell'Amministrazione comunale.

Su un piano più generale, rilevo che la vicenda dell'edificio in questione si inserisce nel complesso e delicato problema delle occupazioni abusive che vanno gestite sempre con molta oculatezza per evitare impatti negativi sulla sicurezza.

In questo contesto, la Prefettura di Roma, nell'ambito di una più organica strategia, ha affrontato il problema sotto diverse angolature. Innanzitutto, è stato perseguito l'obiettivo di bloccare il possibile incremento del fenomeno. Le azioni dispiegate in questo senso hanno consentito di sventare numerosi tentativi di occupazione.

In secondo luogo, è stata stilata una scala di priorità degli sgomberi, che accorda una preferenza agli interventi destinati a rimuovere i rischi per l'incolumità e la salute pubblica, a dare esecuzione a provvedimenti dell'Autorità giudiziaria, nonché a sgomberare edifici utilizzati a fini non abitativi.

In applicazione di tali criteri sono stati «liberati», nel tempo, diversi immobili.